
Il progetto si sviluppa in India nella zona semi-urbanizzata della città di Warangal, città di 1.000.000 di abitanti. nello stato dell'Andhra Pradesh, uno dei più poveri della Nazione Indiana.
L’economia è ancora per la maggior parte agricola e mancano le industrie. I terreni sono poveri ed aridi e le principali coltivazioni sono riso e cotone.
Il clima è caratterizzato da lunghi mesi privi di precipitazioni e temperature che possono sfiorare i 50° nei mesi più caldi e la scarsità di acqua spesso crea grandi problemi.
I bambini e giovani che aiutiamo sono figli di braccianti agricoli, operai e manovali salariati. Il lavoro è sempre precario e il salario medio mensile è di 20 euro al mese.

Ci troviamo di fronte a problemi giornalieri di mal nutrizione, alcoolismo, malattie, violenze domestiche e suicidi.
La società indiana
La società indiana è rigidamente divisa in CASTE sebbene ufficialmente abolite. Le caste più basse vengono sfruttate dalle caste superiori ed hanno pochissime possibilità di emergere da una vita di sottomissione e disperazione. Le famiglie da noi aiutate appartengono alle caste più basse, i cosiddetti INTOCCABILI, oggi chiamati Dalit o Scheduled, Tribal, Other Backward classes.
E’ dimostrato che acquisendo un elevato livello di educazione, una persona sottoclasse può emergere e fondersi nelle classi medie della società, uscendo dallo stato di miseria ed ignoranza.
L'alimentazione
L’alimento base è il riso. Le proteine vengono fornite dal “pappu” che è uno stufato di lenticchie ma che non sempre tutti possono permetterselo. La carne (pollo o montone) viene mangiata molto raramente. La frutta è perlopiù banana. Anche le verdure non sempre sono disponibili. Il latte viene consumato al mattino. Dato il tipo di dieta simile ad una monodieta, lo sviluppo dei bambini ne risente soprattutto per il carente apporto proteico. La maggior parte sono di costituzione molto esile (specie le femmine), si osservano ritardi nello sviluppo e magrezze. Le difese immunitarie sono basse e spesso si ammalano.
La salute e le malattie
L’assistenza pubblica è carente e spesso ci si deve rivolgere agli ospedali privati per ricevere un trattamento adeguato. Chi non ha i fondi necessari ricorre a prestiti dagli usurai. Nelle famiglie da noi seguite ci sono casi di lebbra tra i genitori (malattia curabile) ma soprattutto di TBC in costante aumento. L’AIDS è presente ma sotto controllo. Tra i bambini, sono molto frequenti le malattie della pelle a causa delle condizioni igieniche, e la più diffusa è la scabbia. La malaria è rara, ma sono presenti altre malattie trasmesse da insetti specie durante la stagione monsonica.
Le abitazioni
Le condizioni abitative sono spesso miserabili. Ci sono piccole casette in muratura di una o due stanze, ma anche strutture provvisorie e di fortuna, di plastica e cartone dove la vita in condizioni di caldo estremo o durante il monsone è impossibile.
Il lavoro
La maggior parte delle famiglie aiutate appartiengono alla categoria dei “coolie”, braccianti salariati. Tra i lavori più comuni troviamo gli spaccapietre, gli autisti di autorickshaw, manovali e facchini.
Quasi tutti i lavori non sono continuativi e quindi non sempre gli indiani lavorano. Per questa ragione il reddito familiare è variabile e di difficile stima.
Il matrimonio
I matrimoni in India sono combinati nella maggior parte dei casi, soprattutto nelle caste inferiori.
Inoltre ci si può sposare solo con persone della stessa casta. Se si abbandona la scuola precocemente, le ragazze vengono fatte sposare già all’età di 14-15 anni e molte volte con coetanei o ragazzi poco più grandi. A 20 anni hanno già 2/3 figli. La dote è il fardello più grande per le famiglie dove ci sono ragazze. E’ infatti la famiglia della sposa che deve pagare una somma in denaro alla famiglia dello sposo. L’ammontare da versare se si considerano i salari è altissimo. Se il denaro per la dote non c'è, (molto frequente) la ragazza viene fatta sposare con qualcuno di livello sociale bassissimo.
Dopo il matrimonio viene sottoposta a violenze ad abusi quasi giornalieri da parte del marito.
Molte volte non sopportano più questa situazione e si tolgono la vita (in genere si danno fuoco con il kerosene).
L'alcoolismo e le violenze
L’alcoolismo è una piaga della società. Nel 90% delle famiglie da noi aiutate il padre è alcoolizzato.
Il degrado, la miseria, il lavoro precario crea nei mariti un senso di frustrazione che li porta a rifugiarsi nell’alcool. Questo aggrava le condizioni economiche (gran parte del salario viene speso nell’alcool) e porta violenza in seno alla famiglia, con litigi e percosse e cui i bambini assistono.